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Cerletti: una grande scuola legata a un grande vino

CONEGLIANO – Il successo del Cerletti è merito del boom del Prosecco sui mercati di tutto il mondo? O

l’exploit del Prosecco è stato reso possibile da chi si è diplomato al Cerletti? Difficile dirlo, ma da quando

(era il 1876) Antonio Carpenè ha fondato la scuola enologica di Conegliano, destinata a diventare la più

antica e prestigiosa d’Italia, i destini del Cerletti e del Prosecco hanno camminato mano nella mano. E oggi

sono entrambi ai loro massimi storici. Il governatore Luca Zaia, durante le celebrazioni per i 140 anni della

scuola, ha paragonato il Cerletti alla Normale di Pisa: scuole «di eccellenza» che andrebbero tutelate, e

valorizzate, con leggi speciali. Conegliano, intanto, continua a sfornare enologi ed enotecnici, e per il futuro

scommette sul Prosecco biologico.

Da Carpenè a Zaia. Se il fondatore è Antonio Carpenè, capostipite della “eno-famiglia” più famosa di

Conegliano, il primo dirigente della scuola enologica fu l’ingegner Giovanni Battista Cerletti, che ha dato il

nome al complesso. Si trova nella sede attuale dal 1926 (prima era in centro città), e oggi accoglie 1.670

studenti: il dato è in continua crescita, complice il buon tasso di occupazione al termine degli studi. Al

Cerletti si può frequentare l’Istituto Tecnico Agrario (in vari indirizzi) o l’Istituto Professionale per

l’Agricoltura e l’Ambiente “Corazzin”. L’offerta formativa è completata da corsi di formazione integrata

superiore pensati per i diplomati, e dai corsi universitari della Facoltà  di Agraria dell’ Università di Padova

per il conseguimento della laurea di primo livello in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche, della

laurea specialistica in Viticoltura, Enologia e Mercati Vitivinicoli e del Dottorato di Ricerca. Tanti gli

studenti illustri: si sono seduti sui banchi dell’Enologia anche Francesco Gera e Pietro Caronelli, Giovanni

Dalmasso e Luca Zaia, Vittorio Ronchi e Luigi Manzoni. Proprio l’inventore del famoso “Incrocio

Manzoni”, cui il Cerletti ha dedicato un museo all’interno della sua sede.

«Senza il Cerletti non avremmo avuto il boom del Prosecco». Parola dell’attuale dirigente scolastico,

Damiana Tervilli. Troppo facile chiederle il segreto del successo della sua scuola: «Il radicamento sul

territorio, il livello di preparazione garantito agli studenti, il successo del settore primario». Più interessante

provare a immaginare come sarà il Cerletti fra quindici anni: «Rispondo con una domanda: come ci

immaginiamo l’economia fra 15 anni? Mi auguro che Cerletti e Prosecco vadano sempre forte come in

questo periodo, ma è difficile dare una risposta. Sono d’accordo con Zaia quando dice che servono leggi

speciali per le scuole enologiche, come avveniva un tempo, per continuare a crescere e formare generazioni

di professionisti del mondo del vino».

Un futuro sempre più bio. Uno dei meriti del Cerletti è di non essere soltanto una scuola. Nella sede di

Conegliano trovano posto anche il Cirve dell’Università di Padova (Centro interdipartimentale per la ricerca

in viticoltura ed enologia) e il Centro di ricerca per la viticoltura del Crea (Consiglio per la ricerca in

viticoltura e l’analisi dell’economia agraria). Il Cerletti è anche vigneti, terreni, coltivazioni: un’azienda

agraria di 11 ettari, non soltanto a Conegliano, in cui gli studenti possono sporcarsi le mani. A capo

dell’azienda agricola c’è il professore e agronomo Walter Da Rodda, uno che non si stanca di ripetere: «La

difesa della vite va fatta, ma non a discapito dell’ambiente». È il professor Da Rodda a tracciare la strada del

Cerletti nel prossimo futuro: «In questa scuola insegniamo la difesa integrata, e a basso impatto ambientale.

Tecniche agronomiche adeguate possono ridurre l’impiego di fitofarmaci di sintesi chimica, ed è questo il

percorso su cui stiamo indirizzando i nostri studenti». Che il Cerletti non sia soltanto una scuola, lo si capisce

(anche) da un fatto: i suoi studenti hanno proposto ai Comuni della Docg Prosecco di inserire una norma nel

loro Regolamento di Polizia Rurale, nella quale si obblighi i viticoltori a piantumare 200 metri quadrati di

siepe ogni ettaro di vigneto. «Non solo la siepe protegge le aree sensibili dalla deriva dei fitofarmaci» spiega

Da Rodda «ma difende anche il vigneto da smog e altri fattori esterni. Conviene a tutti. Capito qual è il

segreto di questa scuola? I contenuti».

 

Andrea De Polo

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